24. Una questione d’impulsi

Esco di casa, sono in ritardo. Ho chiuso il portone alle mie spalle. La mia auto è parcheggiata proprio davanti a me, sul vialetto. Le chiome del salice pendono sul cofano e lo toccano appena; sul lato opposto la stradina continua verso l’uscita dal perimetro.

Mi accorgo di essermi presa una frazione di secondo per scegliere da che parte andare: è un forte impulso che ha la meglio sulla ragione e mi ritrovo a spostare i rami pendenti dell’albero per raggiungere lo sportello sul lato guida.

Quello che provo nel passare sotto i rami si presenta come una visione alla Sliding Doors, ma invece di sdoppiarmi sento che la scena sta per ripetersi.

Raggiungo il luogo di scambio, dove i miei utenti vanno a fare attività ricreativa. Devo prelevarli e riaccompagnarli alle loro famiglie.

Sono appena arrivata e si crea una fila immensa. Devo sbrigarmi, gli utenti salgono con calma, come è giusto che sia. Qualche auto più in là inizia a dare segni d’impazienza. Mi sto spostando, ma non posso fare retro, devo proseguire, non ho spazio di manovra.

Salgo su in fondo, un’auto fa lo stesso e ci ritroviamo bloccate nel piccolo rientro. Dopo un paio di manovre fisso il conducente dell’altra auto e gli faccio cenno di superarmi, darmi spazio. Sto scendendo il ripido pendio, altre auto salgono sulla mia sinistra, costringendomi a tenermi stretta al muro dove un salice sfiora la mia auto.

È un attimo di un intenso:

Te l’avevo detto che si sarebbe ripetuta la scena.

Sono più che abituata a queste ripetizioni, e tu?

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