Il giardino delle Coccomelie – Per tutto c’è un inizio

Dal giorno in cui il babbo le aveva mostrato i tre semini del Nonno, non perdeva occasione di osservarli e rigirarli sul palmo. Anna si domandava persino come sarebbe stato se li avesse piantati e se essi sarebbero veramente cresciuti. La riflessione si basava principalmente sul fatto che era passato troppo tempo da quando il Nonno li aveva mostrati al babbo: raccontandogli della loro prodigiosa natura. La bimba credeva infatti che fosse improbabile l’accelerata crescita di alcunché.

Un pomeriggio, come di consueto dopo pranzo, era in camera a rimuginare sulla possibilità di piantarli in vaso. Quindi, convinta, ridiscese e, senza farsi notare, trafficò nel capanno degli attrezzi del babbo appena fuori il cortile retrostante la casa. Lì trovò un vasetto; lo riempì di terra del giardino; gli versò un poco d’acqua e alla fine andò presto in camera per poggiarlo sul davanzale della finestra. Era in piedi, col respiro corto per la corsa e il braccio teso in avanti. In una mano la piccola semenza genitrice di chissà quali arbusti magici, dai frutti altrettanto strepitosi. Aprì leggermente il pugno e si preparò a lasciar andare i semi all’interno di un piccolo foro nella terra al centro del vaso, quando una voce dal fondo delle scale la riportò indietro dalle sue fantasticherie.

– Anna, ci sono i nonni, scendi! –

Per lo spavento non si era accorta di aver lasciato cadere due semi che al solo contatto con la terra bagnata germogliarono a vista d’occhio. In soli due secondi una piantina cresceva inesorabile fino a raggiungere metà dell’altezza della finestra.

– Oh no! Non doveva andare così!- Piagnucolava, cercando di darsi da fare per rimediare all’errore di valutazione. Fortunatamente agì in fretta. Prima di ritrovarsi un albero ingestibile in camera, diede uno spintone al vasetto, come uno schiaffo per chi ci coglie di sorpresa alle spalle, il quale precipitò qualche metro più in là nel giardino del vicino. Si sporse sul parapetto ed ebbe solo il tempo di vedere formarsi tra i cocci del vaso rotto un piccolo alberello, che nuovamente si sentì chiamare da basso. Si era precipitata per le scale, scansando per un pelo la coda di Raji, il ragamuffin di casa, che sonnecchiava lungo disteso su un intero scalino. – Ecco la mia nipotina scapestrata! – Prese a dire il Nonno, vedendola sopraggiungere di corsa. – Buon pomeriggio, Nonno. – Accennò un sorriso, cercando di dissimulare lo spavento provato di sopra.

– Cara, ma che ti prende? Hai il visino smunto.- Sentenziò la nonna, sempre preoccupata che Anna non mangiasse abbastanza. E infatti continuò, – Le date da mangiare a questa povera piccina? –

– Se le diamo da mangiare?! – Santo cielo, mamma! Guarda come corre. Ciò che mangia lo brucia così. – La nonna non convinta della spiegazione della figlia, si soffermò a tastarle le guance e misurare l’elasticità delle stesse, tirando l’una e poi l’altra. Anna pregava ad occhi stretti che l’ispezione finisse all’istante provando a ritrarsi camminando all’indietro. Purtroppo poté finalmente dirsi libera solo la volta che nonna Edge si accertò della sua salute: quindi si scostò con una profonda smorfia insoddisfatta sulle labbra. -Bene, accomodiamoci in salotto. – cominciò il papà e si fece seguire al di là di una trincea di comò e cassapanche in arte povera che accoglievano souvenir da tutto il mondo. La mobilia così disposta, una accanto all’altra, creava un muro di separazione tra i due ambienti del corridoio e del salotto. Un varco tra i comò era delimitato da due colonne ioniche, l’ingresso ufficiale al salotto stesso. Senza tale disposizione sarebbe risultata un’unica ampia stanza.

Anna adorava sedersi sui divani. Infatti andò di filato ad immergersi in quello più spumoso, morbidoso, che l’avvolgeva. Mentre gli altri prendevano posto nei rimanenti due dallo stile non meglio definito ricoperti di teli arabi colorati.

La conversazione stava per prendere piede quando, all’improvviso, ci fu uno scoppio sordo che immobilizzò tutti i presenti e anche il gatto scattò in piedi un gradino più giù.

Si guardarono tutti negli occhi a domandarsi cosa lo avesse causato, ad eccezione di Anna che lo immaginò. Mezzo secondo dopo balzò fulminea e corse verso il retro della casa passando per il corridoio e la cucina. Quando il fresco del pomeriggio le investì il volto si trovò davanti uno spettacolo strabiliante. Non uno ma ben due alberi nuovi erano apparsi in breve tempo davanti ai suoi occhi. Erano proprio come li aveva descritti il suo papà.

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