Il Giardino delle Coccomelie – Il vicino

Non poteva credere ai suoi occhi, eppure erano due ed erano gia alti come alberi maturi. Era quasi impossibile immaginarli, fino a cinque minuti prima, piccoli e rossi. No! Non stava sognando, il pizzicotto che si era data non l’aveva destata. Era ancora lì, con gli occhi spalancati e fissi sulle due chiome.

Nel frattempo anche mamma Elsa e papà Pier erano giunti di corsa, seguiti a ruota dai nonni un po’ timorosi di quel che avrebbero visto. E infatti ciò che si parò loro davanti superava di gran lunga la loro stessa immaginazione. Tanto che la Nonna si sentì d’interrompere quello strano silenzio per stilettare una raffica di rimproveri, a destra e a manca, per non aver ancora eretto una palizzata divisoria che impedisse a “quelle stupide erbacce” di entrare in casa.

Papà Pier, appena li vide capì cosa Anna aveva fatto ma, contravvenendo ad ogni suo timore, non la rimproverò anzi le cinse le spalle e continuò a fissare quel quadretto di rami e foglie che ancora tremando crescevano; ignorando totalmente il fracasso alle sue spalle. Mamma Elsa, invece, non poté fare a meno di notare come l’aria si fosse scaldata con gli schiamazzi di sua madre. – Ssh! -, fece. La nonna lasciò una frase a mezz’aria, come il suo braccio, e si mise in ascolto. Uno strano gorgoglio, proveniente dagli alberi, attirò la loro attenzione. Anna provò ad avvicinarsi, ma fu fermata dalla presa del papà. E mentre lui la cingeva, di un passo la oltrepassava per veder più da vicino cos’era a far quel suono d’acqua. Pompe non se ne vedevano in giro ma era chiaro che dell’acqua stava sgorgano da qualche parte. Ma dove?

D’un tratto sbucarono dalle verdi foglie delle grosse sfere trasparenti al cui interno, chiaramente, precipitava del liquido super limpido che li gonfiava e gonfiava sempre di più.

– Ehi, voi! Cosa avete fatto al mio giardino?! – La voce di un giovane uomo arrivò prima di poterlo vedere tra le chiome di un ulivo, intento a pettinare i folti rami, in una cascata di olive verdi e grosse. Papà Pier si mosse per primo con gli occhi, in direzione della voce e cinse più forte Anna; mentre i nonni spaventati, in quel breve lasso di tempo, approfittarono per rintanarsi all’interno dell’abitazione. Di altro avviso era mamma Elsa, intenzionata a non cedere il passo alla paura. Rimase infatti a squadrare l’aria cercando ancora di capire chi avesse parlato. – Chi?… Dove? – bisbigliò. – Ulivo, ore 10:00 – rispose Pier. Elsa scorse allora il ragazzo disceso dal ramo che con cinque falcate li raggiunse. Anna non poté fare a meno di notare la dolcezza nei lineamenti del suo viso, quando si fu avvicinato abbastanza per vederlo, e i modi garbati nonostante fosse chiaro il suo risentimento per avergli piantato dei… -…Scusate, ma che frutti sono mai quelli? –

-Voi, siete? -, prese a dire Anna.

– Oh, vogliate perdonare la mia esuberanza. Jacob Wind. – e dopo un lungo inchino, aggiunse – Il vicino, servo vostro. –

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