Il Giardino delle Coccomèlie

Erano rientrati in casa in fila indiana e dopo aver superato la cucina si erano diretti ognuno alla propria occupazione serale. Anna salì in camera ad appuntare nel diario segreto gli ultimi avvenimenti. Non ne aveva mai scritto uno ma quella volta sentì dentro di se il bisogno impellente di mettere nero su bianco gli eventi di quell’entusiasmante pomeriggio. I nonni andarono a prendere le giacche abbandonate sui divani e fecero per salutare, ma non trovarono Pier dello stesso avviso. Infatti insistè affinchè rimanessero per cena. Elsa rimase in cucina a tagliare le verdure per un minestrone, sentendo Pier invitare i suoi a restare, aggiunse più ingredienti e chiamò Anna per farsi aiutare. La piccola, di rimando, le disse che sarebbe scesa dopo cinque minuti perché era impegnata in qualcosa di vitale importanza. Pier si intrattenne a conversare con i suoceri e tutti non si accorsero che qualcuno mancava all’appello.

Essendo la porta finestra della cucina rimasta aperta tutto il pomeriggio, qualcuno ne aveva approfittato per sgattaiolare fuori. Indovina chi? Poteva essere solo qualcuno che era disinteressato a scoprire cosa avesse causato quel rumore assordante sul retro della casa; qualcuno che trovasse più interessante sonnecchiare in luoghi di passaggio strategici a rischio di far rompere l’osso del collo ai suoi padroni. Esatto, Raji! Uno stupendo gatto dal pelo bianco tendente all’avorio, lungo e morbido, occhi verdi chiarissimi e un’istinto d’evasione non proprio della sua razza che si distingueva perlopiù per essere socievole. Insomma l’anomalo Ragamuffin si stava aggirando tra gli alberi del grande giardino del vicino. Annusava l’aria e seguiva una pista come fa la sua controparte canina. Giunto davanti ad uno degli alberi di coccomèlie misurò bene il salto e saltò sul ramo più vicino ma invece di raggiungerlo, come previsto, sbattè contro una superficie inaspettata. Cadde sulle zampe posteriori e si inzuppò completamente di una qualche sostanza acquosa.

Ora, le giornate erano calde ma la sera faceva freschetto e il povero Raji, in quello stato, stava veramente congelando. Capì che doveva rientrare, in casa lo avrebbero soccorso, fonato e accudito. Giunto alla casa trovò la porta finestra chiusa. Cominciò a miagolare. – Meeuw… Meeuw -. Arrivò Elsa con un mestolo in mano che scrutò il pianerottolo però senza aprire la porta finestra e sembrò non vedere Raji che le miagolava proprio sotto il naso. Allora il gatto cominciò a miagolare più forte. – MEEUW… MEEUW…!! – A quel punto Elsa, allarmata, fece scorrere la finestra sul binario e il gatto infreddolito entrò. La padrona uscì sul pianerottolo, si girò a destra e a sinistra, poi fece spallucce e rientrò facendo nuovamente scorrere il vetro sul binario. Raji non credeva ai propri occhi di felino. Era lì, inzuppato dalla testa alla coda, e la sua padrona non se lo filava minimamente. Si era aspettato un accoglienza differente ma quella che ricevette lo lasciò senza fiato. Preso di stizza saltò su una sedia e poi sul tavolo, dove Pier aveva da poco poggiato gli antipasti, e cominciò la festa. Ad uno ad uno li inghiottì sani, erano quadratini di tramezzini al formaggio e prosciutto, una vera leccornia per il suo piccolo palato. Quando ebbe finito era sazio, soddisfatto ma ancora bagnato. Pensò, allora, dove asciugarsi e si ricordò dell’accappatoio di Anna nel bagno, del quale aveva sentito dire, dalla stessa, che asciugava in fretta. Quindi andò in bagno per rotolarsi lì. In effetti l’idea era perfetta, se non fosse stato per la realtà che lo mise in difficoltà. L’accappatoio era irraggiungibile: troppo in alto per le sue facoltà di saltatore. Doveva rinunciare al proposito di asciugarsi in fretta e optare per qualcosa di più fattibile anche se meno veloce. Corse su per le scale, miagolò davanti la porta chiusa di Anna, che aprì dopo tre miagolii. Anche lei ignorò il felino e richiuse quasi subito la porta, sennonché Raji fu più lesto a entrare. Con un salto salì sul letto e si andò ad accaparrare uno spazio sotto le coperte ai piedi del letto. Era diventato triste, in due non l’avevano soccorso, neppure salutato e il calore che cominciava a sentire tra le coperte non lo rinfrancava perché era troppo bagnato. Aveva paura di restarci quella notte se nessuno lo avesse aiutato ad asciugarsi. Cominciò a starnutire talmente forte che Anna, lì vicino, lo sentì e si preoccupò. Gli andò vicino tastandolo da sopra le coperte e sentì che erano zuppe, ma quando le sollevò non vide il suo gatto ma solo una piccola conca sul lenzuolo dal vago odore di gatto bagnato. Quando si mosse per toccarla si meravigliò di sentire tra le dita un fradicio corpo invisibile. – PAPÀ! MAMMA! VENITE SUBITO! – Urlò forte. Elsa e Pier si precipitarono per le scale pensando al peggio. Elsa aveva persino spento velocemente il fuoco del minestrone credendo che la figlia si trovasse sotto attacco alieno e aveva portato con sé il mestolo di acciaio nel caso servisse una difesa adeguata. Avevano aperto la porta come due agenti dell’FBI e con capriole si erano gettati dentro la stanza puntando una un luccicante mestolo, l’altro un soprammobile a forma di testa di toro con due grosse corna, souvenir di Madrid. Non vedendo alieni di sorta, il tetto scoperchiato o finestre in frantumi, Elsa esortò Anna ad una spiegazione convincente che potesse giustificare le sue urla. Anna, singhiozzando raccontò cosa era successo e -…poi ho sentito starnutire Raji, qui sotto le coperte, l’ho toccato ed era proprio qui. Ma quando ho sollevato le coperte non c’era più.- Disse allarmata. – Sarà scappato. – Pier rispose riconquistando subito la calma, conoscendo Anna doveva esserci una logica spiegazione.

– Lo penserei anch’io se non fosse che ho toccato con mano Raji ma… – Non sapeva come dirlo. – Ma? – Le fecero eco in coro. – Ma era invisibile. Dovete credermi! – Continuò, sostenendosi, anticipando l’incredulità palpabile di entrambi. – È adesso dov’è? – fece Elsa. La bambina non lo sapeva. Quando li aveva chiamati, al primo urlo, lo aveva sentito saltare giù dal letto. – Però sono preoccupata, perché starnutiva e il posto che occupava è tutto bagnato. –

-Aspetta un attimo, ricordo di averlo sentito miagolare fuori dalla finestra della cucina. La prima volta non ho visto niente. La seconda mi ha spaventata perché l’ho sentito miagolare più forte. Ho aperto la finestra e sono uscita, ma niente, lui non c’era. – Raji, che era rimasto nella stanza stava cominciando a capire cosa gli era capitato, perché continuassero a non dargli l’aiuto che gli serviva: era diventato invisibile. Capì che quella era la sua vera occasione per farsi notare veramente e cominciò a miagolare prima piano e poi più forte, quasi piangendo per l’emozione. Tutti si mossero in direzione del miagolio, questa volta però, anche se non lo videro non lo ignorarono anzi lo esortarono a continuare a miagolare così loro lo avrebbero trovato e sarebbe stato salvo. Raji continuò anche se il freddo che gli aveva raggiunto le ossa gli faceva tremare la voce da rendere quasi un rantolo il suo dolce – Meeuw.-

Finalmente erano riusciti a trovarlo dietro il cestino e sotto la scrivania, raggomitolato e fradicio come un cencio. Anna scoppiò ancora di più in lacrime credendo di stare assistendo alla fine del suo dolcissimo gatto. Mamma Elsa prese a parte Anna e le disse di non preoccuparsi, che ci avrebbe pensato Papà ad aiutarlo e Raji alla fine si sarebbe rimesso completamente. Così fu. Mentre papà Pier portava un fagotto invisibile nel bagno per fonarlo e asciugarlo, mamma Elsa e Anna andavano in cucina per preparare una ciotola di latte caldo. I nonni accorsi piano piano in cucina si domandarono cosa stesse capitando di così sconvolgente e messi a parte della storia di Raji rimasero shoccati e capirono perché i tramezzini che avevano preparato con Pier sulla tavola non ci fossero più. Fu allora che anche Elsa se ne accorse. – Povero Rajino, si sarà sentito offeso, non lo vedeva nessuno. – In quel mentre entrò papà Pier con aria soddisfatta – Ecco fatto, adesso è asciutto e pulito, dai forza Raji, ora bevi il tuo latte caldo così starai meglio. – Il gatto non se lo fece ripetere di nuovo, si fiondò sulla ciotola e cominciò a bere. Tutti videro incresparsi solo la superficie del liquido e nulla più.

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