Il Giardino delle Coccomelie – il malintenzionato

Un unico pensiero aleggiava nella stanza: cosa era capitato al gatto per renderlo invisibile? Attesero che finisse il latte e ancora increduli si diressero a tavola per la cena. Piatto unico: il minestrone salvatosi dalla furia di Raji per non essere stato considerato.

Cenarono in silenzio fissandosi negli occhi. Al termine, i nonni salutarono e ripartirono. Gli altri si diressero alle rispettive camere augurandosi reciprocamente la buona notte.

Quella sera avvenne un meraviglioso miracolo. Ognuno degli occupanti delle camere rivolse almeno una preghiera per far tornare normale la bestiola. L’amore si sà muove tutto, per questo quella mattina alle prime luci dell’alba, quando la casa dormiva ancora, Raji, nella sua cesta, era inizialmente sì solo lo spazio vuoto di un cuscino apparentemente sgonfio, poi, una chiazza qua e là, comparve con il suo pelo candido e morbido. Raji era ritornato se stesso. Forse il mutamento era avvenuto grazie alle preghiere della sera prima, oppure era il normale tempo di attesa dagli effetti indesiderati di quegli strani frutti.

Si alzò presto Anna quella mattina e si precipitò giù in cucina, vedendo il suo amato gatto corse ad abbracciarlo. Fortuna che Raji era già sveglio, se no sai che colpo si sarebbe preso! La casa piano piano si svegliò ai richiami della piccola, felice di essere tornato tutto alla normalità. Uno dopo l’altro, Pier ed Elsa, scesero dai letti e andarono in cucina come zombi in pigiama. Alla vista del gatto si rianimarono subito anche loro.

Tutti tornarono alla propria routine giornaliera e Raji si diresse fuori. Era tornato se stesso in tutto? Si chiese. Quando sentì più avanti muoversi qualcosa tra i rami delle Coccomelie. Il fiuto da segugio del gatto fece presto a scovare la sua origine. Era un uomo, intrufolatosi di nascosto, che trafficava con degli arnesi da giardino attorno agli alberi con quegli strani frutti. Raji lo aveva visto provare a staccare più volte un frutto da un ramo, ma quello si era celato ai suoi occhi. L’uomo paventava che potesse esser giunto alla follia e a tratti si picchiava sul gozzo dolorante con la mano per ricordarsi di essere presente e vigile. Non riuscendo a capire come mai più tentava di prendere quelle strane sfere acquose e più quelle svanivano, aveva gettato la spugna e sconfortato stava per abbandonare l’intento. Quando, a qualche passo da lui, notò una sfera squarciata penzolante dal suo ramo e sotto di essa la terra bagnata. Pensò che fosse veramente acqua quella contenuta da quei cosi.

Colse l’occasione! Così l’avrebbe preso con più facilità. Pensò. Staccò il frutto floscio, lo mise in un grosso sacco e sgattaiolò dal vialetto degli Evan, fuggendo via.

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