Non dire Gatto, se non ce l’hai nel sacco

Ad inizio mattina, aprendo facebook nella sezione notizie, mi sono imbattuta in un video di un’amico che riprendeva il gatto dentro una scatola di scarpe chiusa. Bussava ed egli sollevava il coperchio.

Nel pomeriggio, il mio coinquilino, mi ha fatto notare che ha sentito un miagolio in soffitta. Sono salita con la torcia ma non ho trovato nulla.

Durante la sera ho ricevuto una foto di mia nipote di 1 anno e mezzo che si era infilata nella scatola dei giochi e sorrideva felice.

Vi ripeto che siamo connessi gli uni con gli altri per mezzo di un’entità, spirito, Paraclito, essere, chiamatelo come volete, che ci fa fare cose che creano connessioni. Posso dire per il momento, che vanno a 3 a 3.

Non capivo a che servivano fino a che oggi, ripensando all’episodio che vi ho descritto, mi è passato per la mente che fa tutto parte di un addestramento.

Vi invito a scrivere nei commenti le vostre esperienze di connessione.

Il Nascondiglio Perfetto

Ho impiegato parte del mio tempo libero a comprendere che le coincidenze sono in realtà connessioni.

Volevo che tutte le coincidenze vissute avessero un filo conduttore e trovassero la giusta collocazione in uno spazio ben definito. Sono giunto alla conclusione che le coincidenze non esistono. Tutto quello che accade è incanalato in una planimetria di eventi con infinite connessioni simultanee che sono un chiaro segno dell’esistenza di uno Spirito insito in ogni essere nella sfera umana, animale, vegetale e persino elementale.

Se ci pensate bene petete individuare quale sia il comune denominatore che unisce insieme l’umanità, gli animali, le piante e gli elementi (aria, fuoco, terra, acqua).

Cos’è sempre presente mentre accade qualcosa?

Qualcuno che sia al momento giusto lì per vedere? Certo. Ma a fare accadere qualcosa non è l’osservatore, bensì ciò che è dentro ogni essere vivente e del quale il mondo intero non può fare a meno: Ossigeno, Energia.

A questo punto non mi resta che partire dal presupposto che la coincidenza è in realtà una connessione, in quanto connette e rivela diverse parti agenti, ignari di essere connessi, ma evidenziabili, purtroppo non durante la connessione, al suo termine. Dico purtroppo perché ancora adesso non sono riuscito ad anticipare gli eventi e quindi prevenirli, proprio perché gli agenti non sono riconoscibili. Ma sono riuscito a far accadere qualcosa a mio vantaggio, proprio quando cercavo di comprendere il funzionamento della connessione. Pare che accada tutto per danneggiarci e in questo modo portarci verso un cambiamento interiore.

Racconto un episodio. Ero in una sala d’aspetto, parlavo con una persona del più e del meno. Quando ho avuto la sensazione, (quindi la connessione partiva da dentro), che quello che stavamo dicendo era importante e dovevo cogliere l’occasione per fare qualcosa. Si stava parlando di fragranze aromatiche e profumi. Ho sentito l’impulso urgente di dire – Io NON amo l’odore di vaniglia.

Tornato a casa, e messo piede nella scala del mio condominio, mi ha raggiunto un forte odore di vaniglia, più salivo le scale più quell’odore aumentava. Salendo ho detto a voce bassa – Meno male che io, invece, ADORO la vaniglia. Riconoscete la connessione? Gli agenti siamo stati io e chi ha spruzzato il profumo alla vaniglia per tutta la scala. Lo Spirito, insito in ognuno di noi, voleva danneggiarmi, in quanto avevo detto che non amo l’odore di vaniglia, facendomene trovare una scala impregnata, ma io sono stato più furbo ho detto il contrario di quel che realmente pensavo. Ottenendo una scala al meraviglioso aroma di vaniglia.

Se è così che si compongono le connessioni, se parte tutto dall’interno, (da quell’impulso che si sente come urgente), adesso la domanda che mi pongo è: sono io l’artefice di me stesso? O è stato lo Spirito stesso a farmi riconoscere la possibilità di dire qualcosa di utile per capire come Lui funziona, mentre Egli premeva su colui che avrebbe concluso la connessione?

Per tutto ciò che avviene nel mondo servirebbe un’osservatore onnipresente in qualunque luogo e tempo del giorno per cogliere ogni nesso di ogni concausa e riconoscerla come una piccola parte della connessione finale e per poter capire ogni connessione a quale obiettivo mira. Questo al momento è impossibile in quanto siamo ancora troppo pochi quelli che credono che nel mondo ci sia qualcosa di più di ciò che sembra la vita.

Note: Considero la connessione un fatto constatato e determinante rispetto al verificarsi di un altro fatto o situazione.

Considero agente qualsiasi individuo che si determina attraverso una data azione, che sia esso umano, animale, vegetale o elementale.

Considero Spirito gli elementi Ossigeno ed Energia di cui sono composti tutti gli esseri viventi, e presenti nelle forze elementali della Natura.

Burattinaio di Spirito

Ieri sera in The Missing lo stregone indiano dice all’attore Tommy Lee Jones:

“Dentro di te ci sono due cani che stanno combattendo; uno è buono, l’altro è cattivo. Chi dei due vincerà?”

Dopo la scena, sotto casa mia, sento due cani che litigano molto aggressivi. Esco sul balcone e vedo che solo uno attacca, l’altro si limita a staccarsi dalla morsa a discostarsi.

Vedete la connessione? Non siamo soli. Aprite gli occhi e le orecchie, prima che sia tardi per voi.

È tutta opera Sua

Svegliata da un suono nella testa, una nenia lontana. Sembra una ninna nanna; impiego qualche minuto in più per comprendere che invece è una canzone antica le cui parole sono bella ciao ciao ciao.

Questo è stato il mio risveglio, stamattina.

Anche mentre facevo colazione la canzone ha continuato a ronzarmi in testa e più la ignoravo più lei tornava.

Tutto il tempo così. Allora l’ho cercata per pubblicarla, per farla smettere. Ma invece l’ho cercata, l’ho ascoltata senza pubblicarla.

Ha smesso di esistere nella testa.

E poi è successo.

Mi è arrivato un video su whatsapp dove una ragazzina suonava la stessa canzone.

Non credo più alle coincidenze da molto tempo. E dovreste aver smesso anche voi di crederci. Ve ne ho raccontate tante che se non credete ancora, preferite tenere gli occhi chiusi.

Pensa bene, e se l’autore di queste “coincidenze” fosse dentro ognuno di noi? Si potrebbe spiegare perché avevo nella mente quella canzone e un’altra persona volesse condividere proprio quella.

Non è così assurdo. Bisogna sapere in cosa credere. Io credo nel Paraclito.

E tu?

Il Richiamo dell’Angelo

Sulla strada piovosa la carrozza
procedeva lenta. Le spazzole, silenziose, davano un sostanziale contributo spostando le innumerevoli gocce sul vetro.
L’uomo alla guida del mezzo venne rapito da un pensiero riguardo all’incontro che di lì a poco gli avrebbe cambiato la vita.
Si ritrovò a simulare mentalmente la scena. Quel primo approccio con la fascinosa
donna, le parole che avrebbe detto.
Intanto procedeva alla guida sul rettilineo prima dello svincolo per Le Piane. Altre carrozze gli venivano all’incontro sul lato
opposto, ma lui non le vedeva
coscientemente.


D’un tratto un suono improvviso lo rinsavì dal sogno. Le spazzole facevano attrito sul vetro ed erano loro ad emettere quel rumore. Le osservò per un tratto di strada e poi la vide sullo sfondo: le luci sfocate dalla pioggia procedevano dritte su di lui, una carrozza in difficoltà nel sorpasso. Si sentì fiondato nella realtà che stava vivendo, rendendosi conto che la stava perdendo. L’uomo, fino ad un attimo prima trasognato, procedeva a velocità sostenuta. Ci sarebbe stato sicuramente
un frontale terribile, senonché quello stridio non lo avesse fatto trasalire e ritornare in sé. Rallentò stringendosi alla paratia della carreggiata. Venne superato dalla carrozza, investito soltanto dalla violenza dell’aria in corsa e per miracolo si evitò il peggio.


Superato quel tragitto e svoltato per Le Piane ripensó all’accaduto. Comprese che un Angelo gli aveva appena salvato la vita.

Poi se lo domandò.

-Perché proprio io?
Non era la prima volta, in effetti che veniva avvisato in tal modo. Doveva forse averne paura?
Era stato salvato di nuovo. Poteva sentirsi al sicuro.
Qualcosa dentro, però, lo frenava dal saltare di gioia e gli intimava invece di stare allerta.

Raggiunta la sua mèta, neanche fece in tempo a scendere dal mezzo che dal cielo una piuma bianca si andò a posare sul vetro umido ed egli comprese che, per quel gesto ricevuto, un Angelo aveva pagato un prezzo.

(Racconto tratto da una storia vera)

Atlantide – Il mondo perduto

Dopo giorni rinchiusa in casa sono fuori. Devo fare la spesa. Il deserto della città fa paura. In ogni strada c’è un posto di blocco di vigili urbani, si vede che c’è ancora gente che non ha capito la gravità della situazione, non c’è voglia di spiegarglielo ognuno va per la sua strada senza soffermarsi.

Ecco il panificio che dall’esterno sembra uno di quei bar americani con la vetrata che lascia vedere all’interno e le tapparelle da ufficio dell’fbi, quelle sottili per intenderci, che coprono per metà la vista dall’alto. Le disposizioni ministeriali campeggiano in bella vista: uno alla volta, 1 m e mezzo, guanti, mascherina. Questa è la routine.

Ho fatto presto, la banconista mi conosce, sa cosa prendo. Sono di nuovo fuori con gli sguardi dei passanti senza protezione che ricercano qualche cosa da me che non vedono perchè la mascherina glielo impedisce. Forse vogliono che gli spieghi che me ne faccio o sono solo intenti a pensare dove acquistarne una dozzina.

Ci ho provato anch’io non se ne trovano più, come anche il disinfettante per le mani. Ho un’amuchina gel dal 2015, mai usata con scadenza proprio in questo mese marzo 2020 ed è proprio ora che mi serve, (coincidenza?), in giro si trovano solo igienizzanti che non sono disinfettanti.

Non siamo Stato noi, alla prima occasione non rappresentiamo nessuno. Le persone qui sono nervose, si rendono conto che i loro diritti vengono calpestati. Ci hanno chiusi in questa grande bolla dove nessuno entra o esce ma di darci lo stretto necessario per difenderci neanche a parlarne. Ho visto persone mettersi gli assorbenti in faccia come in Orange is the new black e andare furtive per le strade, probabilmente per la vergogna di portare quei cosi. Ma siamo matti!?

Se vogliamo che l’epidemia non ci prenda tutti, il Governo deve garantire i DPI efficaci alla situazione per tutti.

Qui la gente ha paura e non siamo ancora in zona rossa. Un colpo di testa capitolerebbe tutti i buoni propositi edificati.

Althea

Non è una giornata come tante, sono in ospedale ma so anche di essere a casa mia, nel letto tra le coperte. È solo un sogno, credo. Vedo delle persone attorno a me. Molte indossano i camici da intervento, altre hanno abiti normali e sono sedute, aspettano. Quelle con i camici si muovono tutte insieme ed è un totale caos, sbattono le une contro le altre, cercano volti ma vengono respinte da mani insensibili. Una dottoressa si muove verso di loro, tiene le mani avanti per contenerle, ma queste la accerchiano e comincia uno scontro verbale. Sembra che la dottoressa abbia detto loro qualcosa che le ha calmate. Infatti ognuna inbocca un corridoio e ritorna la quiete.

Le altre sedute ringraziano la dottoressa con lo sguardo, per la pace instaurata. Ma un uomo sgattaiola da sotto le sedie, tutto sporco di una sostanza nera che imbratta il pavimento ad ogni passo, anche il suo volto è macchiato da più elementi che gli danno un aspetto disumano ma più si avvicina e più se ne comprende la causa. Sono lividi color del sangue e nerastri, a colpo d’occhio sembra si sia schiantato contro un muro ma senza nessun sanguinamento. La dottoressa che lo aveva visto affiorare da sotto le sedie non fa in tempo a indicargli la reception che l’uomo è su di lei e poi come arrivato scompare. La donna è distesa per terra, bloccata dalla paura. Intanto il reparto si è animato a soccorrerla. Chi ha afferrato una cornetta per chiamare un dottore, chi le si è accostata per sentirne il polso, chi le ha portato un cappotto da mettere sotto la testa. La povera donna non si capacita dell’accaduto. Si mette a sedere per terra respingendo ogni aiuto, persino al sopraggiungere del medico rifiuta ogni contatto. Si crea un piccola folla intorno e tutti si chiedono la medesima cosa.

-Che le prende?

Si alza confusa, barcolla, gli occhi di tutti puntati sulla sua figura minuta.

-Stai calma.

Le dice una voce all’orecchio, si volta per guardare ma non vede nessuno. Osserva oltre il muro di colleghi, che la richiamano alla realtà, per vedere se qualcuno si muove in modo sospetto. Nessuno.

È allora che le si insinua nella mente una filastrocca stonata “Sono piccolo e qui nascosto nessuno mi vedrà, voglio girare il mondo. Presto afferra la realtà!”. In quel momento la donna apre gli occhi, non ricorda di averli chiusi. Si vede in un letto di ospedale dove un’infermiera è appena passata per il controllo. Nota la flebo, sono sali. Devo andare. È un’impulso a guidarla, a suggerirle cosa fare. Si toglie con cautela l’ago dal braccio, gira su se stessa per cercare l’armadio. “I vestiti, chi mi ha tolto i vestiti?.. Non c’è tempo per pensare a queste cose, devo andare”. Si infila in tutta fretta i pantaloni e la maglia e si porta fuori dalla stanza, dal reparto, dall’ospedale. Nel parcheggio non sa più dove ha messo la macchina e decide di andare a piedi. Verso dove, si chiede.

-La libertà

Questa volta le ha sentite chiaramente. Si volta ma sa già che provengono da lei, non dalla sua bocca ma da dentro, dalla profondità del suo essere. “Sono piccolo e qui nascosto nessuno mi vedrà”. Era questo che intendeva dire, pensa la donna. Lì di fianco un ragazzino gioca col nintendo ripetendo -Bingo, bingo! Solleva lo sguardo divertito verso quello sconcertato della donna di fronte e poi lo abbassa senza cambiare espressione.